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Approfondimento

Patologie Psichiatriche

Cosa sono i disturbi mentali?

La salute mentale è alla base della capacità umana di pensare, provare emozioni e instaurare relazioni profonde e non dovrebbe essere assolutamente trascurata. I disturbi mentali non sono sinonimo di debolezza, ma rappresentano patologie reali, al pari di tutte le altre. Il cervello umano rappresenta una delle strutture più complesse e misteriose mai studiate dalla scienza.

La psichiatria fa uso di un approccio bio-psico-sociale, che tiene conto di tutti i fattori biologici, psicologici e sociali. Studi di neuroscienze hanno effettivamente dimostrato una correlazione tra mutazioni visibili dell’attività cerebrale, della connettività tra le aree del cervello e dei sistemi di neurotrasmettitori, e le varie patologie. Questa scoperta ha permesso di superare le concezioni passate, che consideravano queste patologie un risultato di debolezza personale o di semplici fattori psicologici.

disturbi

La depressione maggiore

La depressione maggiore è uno dei disturbi psichiatrici più diffusi al mondo e si può considerare una delle principali cause di disabilità. Essa non consiste in uno stato di tristezza passeggera, ma è una patologia complessa che coinvolge tutto il funzionamento del cervello, influenzando l’umore, il pensiero, il comportamento e le funzioni cognitive.

Dal punto di vista neurobiologico, la depressione è associata a una disfunzione dei circuiti cerebrali che regolano l’umore e la risposta allo stress. Dalla risonanza magnetica funzionale si può osservare una ridotta attività della corteccia prefrontale, responsabile della regolazione emotiva, il controllo dei pensieri negativi, la pianificazione e la presa di decisioni. Quando questa regione funziona in modo inefficace, diventa più difficile modulare le emozioni generate dal sistema limbico, favorendo la ruminazione mentale e una visione negativa e rigida della realtà. Parallelamente, è stata osservata un’iperattività dell’amigdala. Questa contribuisce a mantenere uno stato emotivo di allarme costante e rende la persona più sensibile agli stimoli stressanti e agli eventi negativi. Il malfunzionamento della comunicazione tra corteccia prefrontale e sistema limbico innesca una sorta di spirale verso il basso che rende difficile contenere le risposte emotive.

depressione

Dal punto di vista chimico, la depressione è stata tradizionalmente associata a una ridotta attività dei sistemi serotoninergico, noradrenergico e dopaminergico. Sebbene questa ipotesi non spieghi completamente la complessità del disturbo, pone le basi per lo sviluppo dei farmaci antidepressivi, come gli SSRI, che aumentano la disponibilità di serotonina a livello sinaptico.

Il disturbo bipolare

Il disturbo bipolare è una patologia psichiatrica caratterizzata dall’alternanza di episodi depressivi ed episodi maniacali o ipomaniacali. Questa oscillazione dell’umore è il risultato di alterazioni cerebrali che regolano l’equilibrio emotivo; quindi, non si parla di una semplice variazione emotiva.

Dal punto di vista neurobiologico, il disturbo bipolare è legato a disfunzioni della corteccia prefrontale e delle strutture limbiche. Durante gli episodi maniacali, si osserva una ridotta attività delle aree cerebrali coinvolte nel controllo degli impulsi, e viene tipicamente associata a un’eccessiva attivazione dei circuiti della ricompensa. Questo spiega i sintomi più comuni della patologia, come l’euforia, l’impulsività e la ridotta percezione del rischio.

Si osserva, inoltre, una disregolazione dei sistemi dopaminergico e glutammatergico. L’euforia e l’iperattività sono dovuti principalmente all’aumento dell’attività dopaminergica durante la fase maniacale, mentre la sua riduzione durante la fase depressiva porta l’individuo a provare sintomi di apatia e rallentamento psicomotorio.

La schizofrenia

La schizofrenia è una patologia cronica, a forte componente biologico-genetica, che generalmente colpisce durante la prima età adulta, più precocemente nei maschi rispetto alle femmine. È caratterizzata dalla presenza di deliri e allucinazioni, prevalentemente uditive ma anche visive, accompagnati da un pensiero disorganizzato, difficoltà di linguaggio, alterazioni della percezione della realtà e comportamenti incoerenti. A questi si associano deficit cognitivi importanti, che comprendono la memoria, l’attenzione, la capacità di pianificazione e di problem solving. Accanto a questi, sono presenti i cosiddetti sintomi negativi, come l’appiattimento emotivo, l’anedonia, l’apatia, la povertà di pensiero e l’isolamento sociale, che molto spesso risultano ancora più invalidanti.

Dal punto di vista neuroanatomico, è stata osservata una riduzione del volume della sostanza grigia corticale, un aumento delle dimensioni dei ventricoli laterali e del terzo ventricolo e una diminuzione del volume di alcune strutture, come la corteccia prefrontale, i lobi temporali e l’ippocampo, soprattutto nell’emisfero sinistro.

schizofrenia

Con PET e risonanza magnetica si possono chiaramente notare le anomalie nella connettività funzionale tra queste aree, con una chiara inversione dei normali meccanismi di regolazione reciproca. In condizioni fisiologiche, la corteccia prefrontale esercita un controllo inibitorio sulle regioni temporali e limbiche; nella schizofrenia, questo controllo risulta compromesso, favorendo l’emergere di percezioni e pensieri non correttamente integrati con il contesto reale.

I disturbi d’ansia e ossessivo-compulsivi

I disturbi d’ansia rappresentano un gruppo più ampio di patologie caratterizzate da una risposta emotiva eccessiva agli stimoli. Questi disturbi sono associati a un’iperattività dell’amigdala e a una ridotta capacità della corteccia prefrontale di modulare le risposte emotive.

Il disturbo ossessivo-compulsivo, in particolare, è determinato da un’alterazione dei circuiti che collegano la corteccia orbitofrontale, i gangli della base e il talamo, spiegando la presenza di pensieri intrusivi e comportamenti ripetitivi.

Farmaci psichitrici

Gli psicofarmaci modulano la quantità di neurotrasmettitore disponibile, la sensibilità dei recettori o i meccanismi di degradazione e ricaptazione, agendo così sull’attività dei circuiti cerebrali.

Una delle categorie più studiate e utilizzate in ambito clinico è quella degli antidepressivi, impiegati principalmente nel trattamento dei disturbi dell’umore ma anche nei disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo e alcune sindromi dolorose.

La maggior parte degli antidepressivi agisce aumentando la disponibilità delle monoamine, in particolare serotonina e noradrenalina, nello spazio sinaptico. Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, noti come SSRI, bloccano il riassorbimento di questo neurotrasmettitore nel neurone presinaptico, prolungandone l’azione sui recettori postsinaptici e favorendo una progressiva normalizzazione dell’umore. Di questa classe fanno parte:

  • La fluoxetina
  • La sertralina
  • La paroxetina
psicofarmaci

Un’altra categoria è quella degli ansiolitici e dei sedativi-ipnotici, utilizzati nel trattamento dei disturbi d’ansia e dell’insonnia. Le benzodiazepine, tra i farmaci più noti di questa classe, potenziano l’azione del GABA, aumentando la probabilità di apertura dei canali del cloro associati ai recettori GABA-A, riducendo l’eccitabilità neuronale e producendo un effetto calmante, ansiolitico e miorilassante. L’uso prolungato di questi farmaci è limitato dal rischio di tolleranza e dipendenza.

Terapie non farmacologiche

Alcuni trattamenti non farmacologiche fruttano la neuroplasticità, cioè la capacità del cervello di formare, rinforzare o eliminare connessioni neuronali in risposta alle esperienze, all’apprendimento e alle terapie.

Tra queste troviamo:

  • La Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT)
  • La mindfulness e la meditazione
  • Il Neurofeedback
  • La Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS)

Queste terapie affiancano l’azione dei farmaci e in molti casi ne potenziano gli effetti.